Istanti

27 10 2006

Avviso per i gentili lettori: questo non è propriamente un articolo, bensì un racconto, il primo di una - si spera - lunga serie della rubrica Mezze Penne. In questa rubrica chiunque può pubblicare le proprie opere, mandando un email all’indirizzo mezze-penne@contro-mano.net.

Lettera.jpgUna vecchia lettera sulla scrivania emana profumo di vecchi, vecchi ricordi.
È inverno, piove a dirotto da ore e la noia pervade i miei pensieri. Nella mia testa poca allegria, poca voglia di vivere, ma devo reprimere quel maledetto istinto anti vitale.
Esco per fare una passeggiata, forse il mare mi aiuterà.
Il profumo del pino bagnato si snoda agile nell’aria, passo dopo passo.
Le mie impronte affondano nella sabbia, triste e imbevuta del pianto del cielo; ora dalle mie lacrime. Mi siedo sulla banchina di un piccolo molo. Barchette di esile figura, vagano solitarie nell’infinito mare, reso tetro dalle nubi. Per un istante, mi confondo in questo gioco di specchi, se il mare è il cielo, se il cielo è il mare, non so che dire davanti a questo splendido panorama della natura. Nel frattanto, stormi di gabbiani impauriti dall’acqua, si calano sulle rocce dove ho conosciuto Chiara, nome di speranza, dolce attesa, dolce conforto, e triste disperazione.
Chissà dov’è Chiara, e cosa pensa.
Le nubi sembrano placarsi mentre ricordo gli ennesimi fantasmi del passato; in tasca una foto serve poco a scacciarli.
Mi reco su quelle rocce, luogo sacro d’ispirazione poetico-letteraria. Qui è rimasto il suo profumo, quell’incisione sulla pietra che ora sfioro quasi con superficialità. Sono felice, per pochi istanti mi sembra di toccare la sua mano, di vedere i suoi occhi. Già, sembra.
Chiara non tornerà di nuovo da un perdente, non si lascerà abbindolare come l’altra volta.
Da quanto ho saputo, ha puntato in alto, sta bene, a quanto dicono. E non sentirà di soffrire mandandomi una lettera, o rispondendo al telefono se sarò io a cercarla. Mi dimenticherà come il sogno più sfortunato che non si ricorda la mattina.
Ma qui, in questo angolo di spiaggia sbranato dal tempo, l’unico che sta male, l’unico che non è cambiato sono io.
Ecco la belva delle vostre paure, ecco il nemico di tutti: io. Individualista, egocentrico, depresso da sentimenti che non riesco a sfogare, represso da troppo orgoglio, oppresso dalla voglia di non ammettere i miei errori, di sfuggire alle prime difficoltà.
Ho un cuore di pietra, e Chiara ha capito che non poteva cambiarmi. Così una sera, mi lasciò con tanta semplicità e assurda banalità, come se si fosse slacciata una collana di poco valore.
Per circa un anno non ci siamo cercati, e forse entrambi lo abbiamo voluto. Separarci, dimenticare, rincominciare. Ma a volte non è così, perché quando l’aria ti soffoca, hai bisogno di un’altra metà che respiri adagio con te.
E mentre Marzo azzardava giornate miti e gemme nascenti, lei tornava all’improvviso, come un raggio di sole riesce a filtrare in un temporale e a donare gioia e voglia di vivere.
Era tornata con la Primavera. Ma io avevo atteso troppo e quel dolore così profondo, così inestirpabile, era diventato odio, rancore esagerato. Oso domandarmi ancora una volta:â€Ãˆ stato un errore?â€. Non era così semplice affrontare un nuovo tramonto.
Finché quell’incontro ha sconvolto tutta la mia mente, tutte le mie paure e i miei desideri non realizzati. L’incontro con un fiore, delicato, che cercava di guardare dentro di me per illuminare nuove luci, speranze, per rendere gioioso ogni istante di vita vissuta: Valentina.
Non avevo mai visto una donna così gioiosa, inarrivabile a tratti, fragile al tempo stesso.
Conoscendola, nessuna si poteva permettere di sfiorarla con pensieri peccaminosi, con sguardi distruttivi, con mani distratte.
No, non la si poteva ignorare, non ci si poteva certo rifugiare in quel lusso sfrenato della misantropia. Il suo sguardo appassionante con quegli occhi, violette divine e gigli meravigliosi. I suoi sorrisi silenziosi, emanavano benessere e amore. E passavamo intere sere a parlare, ridere, e graffiarci i cuori di verità nascoste, misteriose. Un angelo mandato dal vento, o forse dal tempo redento e comunque strano.
I suoi capelli erano fili di seta, neri e luminosi, che cadevano sulle spalle come rami di salice piangente. Nelle notti più tenebrose, coccolare una pelle così morbida rendeva protetto e sicuro ogni pensiero, ogni segreto d’amore, ogni favola da raccontare.
“Smettila di ricordare!â€- urla una voce dal profondo del mio cuore, e apro gli occhi con le nubi che ancora tuonano.
Già, è solo un sogno, sono solo ricordi di un pazzo.
È vero, Valentina è morta in un incidente ad Aprile; aspettavamo una bambina.
Mi mancò l’aria, non respiravo più. Era come se il mondo, per un istante si fosse fermato, a guardare attonito, cos’era accaduto. E non si preoccupava se io stavo morendo, ma piangeva la morte di quel fiore beato.
Così caddi ancora in depressione; ed oggi, quando torna Aprile col suo cavallo bianco, trema il mio corpo, la mia casa.
In quell’istante di perdizione totale, mi aggrappai all’unica cometa rimasta nel cielo: Ilenia, la sua migliore amica.
Ma come poteva un granellino di sabbia preso in una mano, compensare la perdita di un intera spiaggia? E difatti non durò a lungo, capimmo entrambi che era l’unico modo per confortarci, per conoscerci fino in fondo.
Ma Valentina è indimenticabile, è insita nella sabbia. La vedo nel mare, distratta fra le onde, tra le mie mani. Dipinta nei quadri più famosi, assorta nei suoi pensieri, cinta di rose nei giardini delle grandi ville borghesi. Ogni volta che qualcuno ti nomina, mi brillano gli occhi e non piango più.
E quante volte l’idea di morire, di raggiungerti in quei luoghi, è tornata utile, così vicina, possibile.
Morire silenziosamente e scomparire come una goccia di pioggia nel mare. Ma ancora una volta sbagliavo ad abbandonare una vita tanto angusta, tanto disgustosa e ingiusta, che forse ha ancora una sorpresa in serbo per me.
Ora, sopra questa roccia dove ho conosciuto Chiara, le lacrime di un tempo passato sembrano logorarsi ed asciugarsi. Guardo quell’incisione “ Il nostro amore, segreto nel vento, trionferà nei petali di una rosa, sparsi fra le onde dei nostri baciâ€, così recente, quasi possibile.
Scendo dalla roccia e mi bagno i piedi. L’acqua è fresca e l’odore della salsedine si fa sempre più presente. Il mio viso nell’acqua, è il riflesso di un poeta, di uno scrittore, che ha una vita piena di avventure, calda di vita, mentre le sue storie sono stupide e infantili, per giovani innamorati dell’amore, o della loro donna in eterna confusione.
E in questi piccoli schifosi e insulsi “capolavoriâ€, riconosco di non riuscire a descrivere l’animo interiore dei personaggi. In un solo istante, si possono cogliere in poche righe le loro generalità, come una vera e propria carta d’identità. E le loro azioni diventano di conseguenza subdole, leggere, già sentite, già captate. E il fastidio me lo creo da solo, visto che la critica s’accorge di tutto.
Ieri in città ho ritirato il “premiettoâ€, l’attestato di partecipazione ad un concorso letterario, il premio per gli stupidi, per i presunti vincitori, per dire “io c’eroâ€, eterni perdenti.
L’unico elemento gratificante è stata la poesia, con la quale ho concluso lo scempio.
Nel frattanto le nubi lentamente scompaiono, e raggi di sole sembrano riscaldare la mia testa fradicia di menzogne, di paure.
Mentre torno verso casa, alcuni frammenti di ricordi mi intristiscono. Penso a mia madre che magari sta sistemando la sua camera da letto, spolverando i quadri e le foto di mio padre, che forse osserva e contempla dal cielo. Probabilmente ci accorgiamo delle persone solo quando non ci sono. È un’affermazione intrisa di verità, che risulterà stonata alle orecchie di molti. Ha un sapore amaro, inaccettabile, ma è ciò che ho pensato in istanti di solitudine, quando mi sono concesso a quel lusso sfrenato della misantropia.
L’ultimo racconto parlerà forse di questa affermazione, chissà forse concluderò così. Non certo con una poesia. Stavolta devo cercare di dare un messaggio ai miei lettori, e non la solita sentenza sull’amore,e varie scartoffie di amori felici. Avrò bisogno di riflettere, riscoprendo come diceva un mio professore,il valore del silenzio. Salvifico, necessario.
Ormai so già come andrà a finire. Metteranno il mio libro nell’ultimo scaffale, in basso a sinistra, dove giacciono gli incompresi e i perdenti.
Magari sotto qualche libro di cucina, o di “fai da teâ€. Chissà forse qualche pioniere di ricette lo troverà, e toccando la patina ruvida del mio libro dirà:â€Questo non è mica un libro di cucinaâ€. Lo porterà al libraio che lo collocherà nella sezione “Libri per giovaniâ€.
Questo avverrà dopo anni. Io non sarò qui a firmare magliette, libri, e cappellini. A farmi le foto con i turisti che verranno in città solo per me. Così non sarò considerato il fenomeno d’attrazione del paese, e la gente se vorrà, godrà delle bellezze cittadine senza sporcare più di tanto.
Appena pubblicheranno il mio libro verrano giornali e TV, a sgozzare la mia casa,i miei parenti saranno soffocati dallo schermo, e da stupidi cervelli corrotti dai soldi, ed io non potrò far più niente. Mi cercheranno dappertutto, nei certificati di morte, negli ospedali, nei migliori alberghi. Ma io non passerò in nessuno di quei posti, né per sbaglio, né per volontà. Andrò in giro per il mondo e passerò tutta la vita ad ammirare la natura, e a cercare Chiara, solo per sapere se è felice. Girerò fra le pinete, fra i boschi a godere delle meraviglie della natura, riflettendo su tutto ciò che ho perso durante questo viaggio. Il tempo vincerà su di me ancora una volta, agirà come un compagno fedele per poi pugnalarmi alla schiena, tra i sassi di un ruscello. E con me avrò le donne della mia vita, ricordate come un’avventura indimenticabile.
E non ci saranno più istanti di solitudine, a cui pensare o poter aspirare, né lampi di luce che oscureranno la mia mente ad Aprile, né sogni illusori. Ma solo la verità della gioia di vivere.

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Un commento to “Istanti”

17 01 2007
Il Presentente (17:02:48) :

Fabio, il tuo racconto è molto emotivo, mi piacerebbe sapere da cosa hai preso ispirazione.I miei più vivi complimenti.

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