Dagli Appalachi alle Alpi.

29 07 2010

gaetano_bresci.jpgNel maggio del 1900, Gaetano Bresci, propagandista anarchico emigrato negli Stati Uniti, salpava dalle coste del New Jersey alla volta dell’Italia per uccidere il Re Umberto I. Sbarcato a Le Havre, dopo aver faticosamente attraversato la Francia, arrivò in Italia, e appresa la notizia del passaggio del re a Monza, si adoperò per portare a termine il proprio piano. Era il 29 luglio del 1900. Immediatamente arrestato, l’attentatore non oppose resistenza. Al processo, dichiarò di non aver ucciso un uomo, bensì un principio.
Tramite quel principio Bresci intendeva vendicare la dura repressione dei Moti milanesi del 1898, quando il Generale dell’Esercito del Re Fiorenzo Bava Beccaris aveva aperto il fuoco sulla folla in rivolta che protestava per l’aumento del costo del pane. L’episodio, noto anche come “la rivolta dello stomacoâ€, vedrà la morte di centinaia di cittadini di contro a due soldati uccisi (così riportarono alcune cronache dell’epoca), e varrà al Bava Beccaris prima l’onorificenza di Grand’Ufficiale Militare, e l’anno seguente un seggio in senato. Processato e giudicato colpevole di omicidio, Bresci verrà trovato morto un anno dopo nella sua cella, in circostanze non troppo chiare.
La sua memoria tuttavia resta ancora viva nella città Carrara, dove ogni 29 Luglio gli Anarchici si riuniscono attorno a una statua che ha suscitato non poche polemiche (e aggressioni): simbolo di un fatto che avrebbe siglato l’inizio di una nuova epoca. Seppure toscano, Bresci non era di Carrara, ma di Prato, città la cui storia fin dai tempi remoti è letteralmente intessuta nell’industria manufatturiera. La storia di Carrara, scolpita dai mazzuoli dei riquadratori e dagli scalpelli dei grandi artisti, corre invece parallela a quella della sua pietra, e si inscrive su un tracciato che pervade tutta la città. Ciò che i carraresi hanno saputo fare con i loro ‘sassi’ è un fatto che non ha eguali in altri luoghi altrettanto celebri per la produzione lapidea; e ciò è stato possibile anche grazie alla presenza di un movimento operaio compatto che ha trovato nel sindacalismo di stampo anarchico la giusta propulsione alla rivendicazione dei suoi diritti.
In Piazza Gramsci c’è il monumento in onore del sindacalista anarchico Alberto Meschi, capofila di quel sindacalismo di base, libertario e autogestionario, che in Italia vanta profonde radici. Grazie a questo ‘uomo di pietra’, come lui stesso amava definirsi, nel primo ventennio del Novecento i cavatori ottennero conquiste notevoli, impensabili per quell’epoca. Basta pensare alla riduzione delle otto ore giornaliere a sei e trenta; alla legge del ‘camminamento’, che riconosceva come tempo lavorativo il tragitto dal poggio alla cava; o al ‘quarto piovoso’, la retribuzione di due ore in caso di maltempo, oggi passate a otto, che datano di quegli anni. Meschi si batté per contrastare il vizio del bere fra i cavatori, e la vecchia usanza nociva dei padroni di pagare lo stipendio nelle cantine della città. Una di queste, nel piccolo paesino di Gragnana, è un vero mausoleo innalzato all’Anarchia. Sulla parete di fronte al massiccio bancone di marmo della mescita sono appese foto storiche di famosi cavalieri dell’Ideal, fra cui i cinque martiri di Chicago uccisi dalla polizia dell’Illinois durante le proteste del primo maggio del 1886 per l’approvazione delle otto ore di lavoro. Ma il solco più profondo è a 4 km dalla città, all’interno del cimitero di Turigliano, dov’è proprio il caso di dire che i carraresi hanno messo più di una pietra sul loro passato. Fra le oltre sessantamila lapidi, c’è uno spazio dedicato agli anarchici, una vera antologia marmorea di nomi, date e versi in rosso e nero, di storie di battaglie e di conquiste, di ingiustizie e di ideali libertari. E fuori, oltre le bancarelle dei fiorai, un blocco di marmo bianco ricorda l’anarchico tessitore italiano che aveva ucciso un principio in nome dell’Ideale.

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Un commento to “Dagli Appalachi alle Alpi.”

1 09 2010
ri cardo baicchi (23:06:54) :

cara sonia questo articolo su gaetano bresci e molto bello e ricorda la storia di un carrarino molto tost che lottava per ideali che oggi non esistono piu
inoltre ho appreso da questo articolo da dove nasce la piovosa dei cavatori e il poggio luogo ds cui i cavatori partivano per andare in cava
ti salyto con affetto e spro di poterti riedere a carrara fra un po
sinceramente
riccardo baicchi

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