Matusalemme in cattedra. La scuola secondo Lodoli

17 05 2010

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In questi giorni sto leggendo con piacere Il Rosso e il Blu, cuori ed errori della scuola italiana, di Marco Lodoli http://www.einaudi.it/libri/libro/marco-lodoli/il-rosso-e-il-blu/978880620102  .
Lodoli, classe 1956, non è solo uno scrittore, ma anche un insegnante di una scuola superiore di Roma, e con delle brevi osservazioni, lucide e puntuali, affronta molti temi riguardanti i giovani e la scuola odierna. Proprio in una di queste brevi osservazioni Lodoli nota come la classe docente italiana sia la più anziana del mondo, e come sia importante un ricambio generazionale, costante, con i giovani docenti.
Il fatto, però, anzi il fataccio, è che questo Governo, davanti a tale esigenza, ha aumentato l’età pensionabile minima e massima; ha bloccato il turnover dei docenti più giovani inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, che per entrare in ruolo, dopo laurea e specializzazione con tirocinio, già dovevano seguire un vero e proprio calvario http://www.democraziaoggi.it/?p=273 , non una semplice gavetta; ha diffuso false notizie, come quella che riguarderebbe un’ “innovativa†formazione dei docenti, caratterizzata da tirocinio nelle scuole e preparazione post-universitaria, la stessa che già si faceva e che si è nascosta; ha aumentato il numero minimo e massimo degli alunni per classe e sta tagliando numerose classi d’insegnamento, materie, operando una riduzione che addirittura colpirà anche i docenti di ruolo, prevedendo per il prossimo anno 27.000 posti in meno, a fronte di ben meno di 20.000 pensionamenti. More…Purtroppo, il “pilone†del “ponte nuovo†su cui poggiare la scuola statale pubblica italiana, l’assunzione dei colleghi giovani, immaginato da Marco Lodoli, è stato letteralmente tagliato, 88.000 docenti in meno in tre anni per un falso risparmio di 8 miliardi di euro, e guarda caso un ponte in muratura, quello contestatissimo sullo stretto di Messina, che non potrà ispirare autori futuri nel ricordo dei mostri Scilla e Cariddi, verrà a costare proprio tale cifra!
In un ipotetico post scriptum, suggerirei a Marco Lodoli una correzione delle stime riguardanti gli alunni per classe, nelle zone urbane (intanto le piccole realtà scolastiche le vogliono chiudere tutte!), dove si oscilla tra i 25 e i 30 studenti per aula.
Ma leggiamoci un estratto de Il Rosso e il Blu.
“Gli insegnanti italiani sono i più vecchi del mondo: è un primato poco allegro, bisogna riconoscerlo. I cinquant’anni di media che annotano le statistiche sono tutti davanti ai miei occhi, ogni mattina. La sala professori è un luogo piuttosto malinconico, teste grigie, tossi secche, amare confidenze sui figli e sui nipoti, poca voglia di entrare velocemente in classe a far lezione a venti adolescenti pressoché incomprensibili. Io ho cinquant’anni, sono il campione perfetto dell’insegnante italiano, e devo ammettere che faccio sempre più fatica a decifrare e contenere, anno dopo anno, le inquietudini dei miei allievi. Ce la metto tutta, leggo riviste musicali e libri pulp, guardo Mtv un quarto d’ora al giorno, cerco di capire quali siano le passioni e le paure dei ragazzi, ma è inevitabile che ogni volta sia più difficile, e che la mia solita lezione su Manzoni o su Pascoli arrivi tra i banchi sempre più da lontano. Ci vorrebbe un ponte nuovo, almeno un pilone su cui poggiarsi, in definitiva servirebbero colleghi giovani che siano di stimolo, che al momento giusto possano dare un’indicazione, rilanciare un entusiasmo, portare ai più anziani qualche idea fresca. Ma colleghi giovani quasi non se ne vedono. Sotto i trent’anni sono lo 0,6 per cento, praticamente nessuno. C’è qualche quarantenne, ma il più delle volte è già spompato da anni e anni di precariato, ha girato per paesi e cittadine della regione, per lunghi inverni ha preso la corriera alle sei di mattina per arrivare puntuale a Cerveteri o Civitavecchia, ha l’aria stanca, delusa, la testa persa dietro a graduatorie e punteggi. È ancora abbastanza giovane, ma non più forte. Ovviamente gli alunni risentono di un corpo insegnanti piegato dall’età e dalle preoccupazioni, che fatica anche a far partire un documentario didattico nel videoregistratore, che non ha ancora capito bene certe funzioni del computer, che canticchia malinconicamente una vecchia canzone di Gino Paoli o di De André in corridoio. Quando ho iniziato a insegnare avevo ventiquattro anni, avevo tanti colleghi appena più grandi di me e tutto mi sembrava andare bene. La scuola era vivace, il dialogo con gli alunni fresco, il confronto con i professori più anziani sempre frizzante. Ora mi accorgo che la stanchezza, l’incomprensione, la solitudine prevalgono e sconfortano. Inevitabilmente regna la nostalgia per il bel tempo andato, quando la scuola non affogava tra le carte, quando gli alunni non ci guardavano come fossimo vecchi elefanti, quando noi eravamo giovani e gli alunni sembravano fratelli minori cui spiegare tante cose, non nipotini scatenati da accudire.â€

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Un commento to “Matusalemme in cattedra. La scuola secondo Lodoli”

24 05 2010
Coordinamenti dei precari, movimenti spontanei e sindacati: unione per la difesa della scuola! ~ Corona De Logu (18:10:11) :

[…] generazionale della classe docente, che è la più anziana d’Europa per media d’età http://lnx.contro-mano.net/?p=598 , è rappresentata dal rispetto della legge sulla sicurezza, che impone un tetto massimo di 26 […]

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