Suzanne

10 01 2010

HungerGames.jpgUn tempo c’era una regione chiamata Nord America, distrutta dagli uomini e da varie calamità naturali; da essa sorse lo stato di Panem, la cui capitale, Capitol City, controllava tredici Distretti. I Distretti si ribellarono alle angherie della capitale, uno venne distrutto, gli altri furono sottomessi e sfruttati, i loro abitanti costretti a vivere nella miseria e nella coercizione e a partecipare, ogni anno, agli hunger games, i giochi della fame. Ad essi prendono parte due ragazzi (una femmina e un maschio estratti a sorte e di età compresa tra i dodici e i diciotto anni) per ciascun Distretto; la regola è semplice: sopravvivere, uccidere gli altri, rimanere l’ultimo per vincere e avere fama e denaro, mentre gli spettatori di Panem guardano ogni mossa come in un reality e scommettono.
Katniss, del Distretto 12 dei minatori, ha avuto una vita difficile: dopo la morte del padre in miniera si è dovuta occupare della madre e della sorellina, ha imparato a cacciare, anche se la cosa è illegale, a raccogliere frutti selvatici, a barattare insieme al suo amico Gale quanto raccolto e cacciato. Non si fida di nessuno, perché nessuno l’ha mai aiutata quando aveva bisogno, a parte Peeta Mellark, il figlio del fornaio, che le ha regalato due pani in un giorno in cui lei era piena di disperazione.
E’ il momento del sorteggio: nella piazza gremita e terrorizzata viene estratto il nome di Pimrose, la sorellina di Katniss, che si offre volontaria al suo posto. L’altro tributo estratto è Peeta. I due cominciano così la loro avventura, che li porterà a conoscere la capitale, il lusso e l’oziosità dei suoi abitanti, l’arena nella quale lotteranno per sopravvivere, gli altri concorrenti. Impareranno che l’apparenza conta , che è bene ingannare per sopravvivere, che, nonostante quanto vorrebbero i capi, non sono solo pedine e possono opporre atti di umanità (come cantare per un tributo dodicenne moribondo o cingerlo di fiori) alla spietatezza con la quale sono trattati e che si vorrebbe da loro, per far divertire il pubblico che guarda il reality e considera i tributi oggetti.
Chi narra la vicenda è Katniss, un narratore lucido, disincantato e concreto: la ragazza analizza, prepara strategie, si difende e attacca, cerca di rimanere viva e di far rimanere vivi i suoi compagni. Il ritmo è veloce, l’ambientazione è realistica e cruda, i personaggi, ragazzi gettati loro malgrado nell’arena, sono ben tratteggiati.
Un bel romanzo, che si propone come lettura per ragazzi ma non solo, ricco di colpi di scena e di tutti gli ingredienti – avventura, amicizia, amore, pericolo, coraggio, violenza, dittatura e libertà – che non solo lo rendono avvincente ma fanno anche riflettere il lettore su quella che potrebbe diventare la società umana e sull’enorme potere della televisione e del denaro. Un difetto: è il primo di una trilogia, per cui il finale rimane aperto; niente paura, però: il secondo romanzo , “Cacthing fire”, è già stato pubblicato negli USA e si trova on line in inglese, e il terzo sarà pubblicato nell’estate del 2010, per cui non c’è molto da aspettare per seguire e conoscere le avventure dei nostri eroi.
Buona lettura, e che “i settantaquattresimi hunger games abbiano inizio”.

A.Mondatori, ottobre 2009, pp. 369, € 17.00

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