Ricordate la storia del nucleare? Sembra quasi che siano trascorsi anni dagli annunci del Governo sul ritorno dell’energia nucleare nel nostro Paese. Invece, l’accordo intergovernativo tra Italia e Francia (meglio ricordato, forse, per la presunta gaffe di Berlusconi, che, si pensa, abbia sussurrato a Sarkozy: “Moi, je t’ai donné la tua donna”, con riferimento alla première dame Carla Bruni), che delineava prospettive energetiche comuni, risale alla fine di febbraio. Certo, si sa che l’informazione tende ad essere altalenante, privilegiando determinate notizie a seconda del momento. E questo rischia di alterare la nostra percezione dei fatti.
Al fine di sopperire a questo inconveniente e di fare maggior luce su un tema così scottante, è apparsa lodevole un’iniziativa come quella dell’incontro-dibattito organizzato a Cagliari dall’associazione studentesca TDM 2000 lo scorso 2 aprile. La questione del ritorno al nucleare ha messo in allarme anche l’opinione pubblica sarda. In seguito al vertice italo-francese, infatti, molti si sono chiesti quali sarebbero stati i siti delle quattro centrali di terza generazione previste dall’accordo. E le parole del ministro Scajola hanno fatto sorgere il dubbio che uno dei luoghi adibiti ad accogliere una di esse possa essere proprio la Sardegna, che corrisponde alle caratteristiche richieste: bassa densità abitativa e sismicità ridotta quasi a zero. Non è bastato per calmare gli animi l’intervento del governatore neoeletto Ugo Cappellacci, che ha categoricamente escluso questa possibilità . Ormai si è messa in moto una mobilitazione generale e l’iniziativa di TDM 2000 sembra destinata a non rimanere isolata. A rendere interessante l’incontro ha contribuito la presenza del sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai, del dott. Vincenzo Migaleddu, membro dell’ISDE (International society of doctors for the environment), e del dott. Michele Saba, docente del dipartimento di fisica dell’Ateneo cagliaritano.
Al di là degli aspetti politici della faccenda, quello che preoccupa maggiormente è l’impatto ambientale ed economico della possibile realizzazione di una centrale nucleare in Sardegna. Inoltre, è tornato a galla il timore (fondato, visti i precedenti di qualche anno fa) che l’isola possa essere destinata allo stoccaggio di scorie radioattive. Gli stessi timori sono condivisi dagli abitanti del comune laziale amministrato dal sindaco Carai, i quali già in passato hanno affrontato una crisi dovuta alla conversione in centrale termoelettrica della precedente centrale nucleare mai terminata a causa del referendum del 1987, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Oggi Montalto di Castro potrebbe di nuovo veder sorgere delle torri di raffreddamento nel suo territorio e il sindaco Carai si oppone a ciò che definisce dei “lanci pubblicitari” del Governo. Infatti, dietro l’ottimismo del premier si nasconde, secondo Carai, l’inefficienza di una politica che non realizza niente di concreto perchè in Italia ogni amministrazione cancella i provvedimenti dell’amministrazione precedente. Risultato: spreco di denaro e nessuna continuità . Questo è uno dei motivi per cui tanti pensano che l’accordo sul nucleare non faccia che avvantaggiare solo la Francia e le sue imprese (come Areva). L’Enel, infatti, parteciperà alla realizzazione in Francia di nuovi reattori, già progettati e i cui siti sono già noti. Per l’Italia, invece, si prospettano tempi lunghi. Il concetto é ribadito dal dott. Migaleddu, che sottolinea come il ritorno al nucleare sia una scelta antieconomica sia per i costi elevati di estrazione dell’uranio (che non è inesauribile) sia per la costruzione di centrali la cui durata è relativamente breve. Portare il nucleare in Sardegna equivale ad aggravare una situazione che di per sé non è delle migliori. Nell’isola sono presenti tante industrie energivore (che sprecano grandi quantità di energia), si verifica una maggiore incidenza di tumori nelle aree in cui troviamo impiati termoelettrici e non esiste un sistema di controllo pubblico di emissione delle polveri. Ci chiediamo: il nucleare è proprio necessario? Il dott. Saba fa notare come il 94% della produzione energetica in Sardegna derivi da centrali termoelettriche (di cui 2/3 a carbone), mentre centrali idroelettriche ed eoliche non arrivano neanche al 10%. Un misero 0,01% deriva da pannelli fotovoltaici. Ecco, proprio il fotovoltaico, visto da molti come qualcosa di idealistico, potrebbe rapprersentare una vera soluzione alternativa. L’esempio ci viene proprio da Montalto di Castro dove già da novembre sarà operativa la più grande centrale fotovoltaica d’Italia che renderà il comune praticamente autonomo dal punto di vista energetico. Nella nostra isola basterebbero 60 km² di pannelli fotovoltaici per comprire l’intero fabbisogno energetico regionale. E non c’è mica bisogno di occupare un’unica area così estesa. Si potrebbero sfruttare basi militari (con tanti saluti alle servitù) o terreni abbandonati, questo non è un problema per una grande regione. Non dimentichiamo che il sole ci illumina gratuitamente e che in Sardegna ne abbiamo in abbondanza. A chi obietta che le fonti rinnovabili sono intermittenti si può rispondere che lo sono anche le nostre esigenze e che non dobbiamo sfruttare solo l’energia solare, ma possiamo potenziare il settore idroelettrico ed eolico. In ogni caso, la crescita esponenziale del settore fotovoltaico è sotto gli occhi di tutti. Rimangono solo dei problemi tecnici, ma è ovvio che in futuro il vero risparmio passerà da qui sotto ogni punto di vista (tutela della salute e dell’ambiente in primis). E’ in atto un cambiamento e sta a noi decidere se subirlo passivamente o, al contrario, essere parte attiva di un progetto che guarda avanti. Per ora, la strategia del Governo è quella di guardare indietro, ma non è detto che l’intraprendenza di piccole realtà come quella di Montalto non possano farci cambiare rotta.
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22 04 2009
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