Giovani

14 03 2008

Gabriela_Fantato.jpgHa un curriculum a dir poco invidiabile. Poetessa e critica, Gabriela Fantato dirige “La Mosca di Milanoâ€e la collana di poesia e critica letteraria “Sguardiâ€. Sue opere sono presenti in varie antologie e siti letterari, anche in traduzione (arabo, inglese, francese, messicano, spagnolo e persiano). È autrice di diverse raccolte poetiche: Fugando (Book ed., 1996), Enigma (DIALOGOlibri, 2000), Moltitudine (Marcos y Marcos, 2001), Northern Geography (Gradiva Publications, 2002), Il tempo dovuto (editoria&spettacolo, 2005), Codice terrestre (La Vita Felice, 2008). Per il teatro ha scritto libretti d’opera in versi, andati in scena nei maggiori teatri italiani, come il “Piccolo†di Milano, il “Comunale†di Verona e il “Donizetti†di Bergamo.

Chi meglio di lei poteva rispondere alle nostre domande sullo stato di salute della poesia in Italia e sul rapporto tra i giovani e la poesia?

ControMano:Quale e quanto spazio occupa oggi la poesia nel mondo dei più giovani?

Gabriela Fantato: Se per ‘i più giovani’ si intendono gli studenti delle scuole Medie Superiori, ritengo che ci sia scarso interesse a occuparsi nel tempo libero proprio di poesia, tra l’altro pochi leggono anche narrativa e……in generale leggono tutti pochissimo. Se intendiamo, invece, ragazzi di un’età superiore, magari universitari, di un’età compresa tra i 21 e 27 anni, vedo un grande interesse per la poesia, anche se non sempre con esiti precisi. Molto spesso i più giovani, ovvero gli studenti, tendono a considerare ‘poesia’ i testi dei cantautori e, in questo caso, li apprezzano, li imparano a memoria e poi cercano di emularli. Però in molti altri casi, paradossalmente, ritengono che la poesia ‘non si scriva più’, in quanto pensano che non esistano ‘poeti viventi’, ma che poeti siano solo quelli che si leggono nelle antologie scolastiche, dunque, dal loro punto di vista, ‘non più vivi’, e questo …fa tristezza.

CM:La scuola riesce in generale ad appagare questo loro interesse per la poesia?

GF:La scuola può appagare un interesse per la poesia, qualora sia presente, in relazione all’interesse che lo stesso insegnante ha per la poesia. Mi rendo conto che gran parte degli insegnanti di italiano ha uno scarso interesse per la poesia, anche perché conosce in maniera molto limitata la poesia del secondo ‘900 e ritiene difficile (quasi impossibile) leggere la poesia dei contemporanei. Se questo atteggiamento non muta, chiaramente risulta impossibile che gli studenti stessi siano poi interessati o avvicinati alla poesia contemporanea. Ci sono anche molti docenti interessati alla poesia, ma soltanto a quella del passato, con alcuni ‘innamoramenti’ per grandi poeti, quali Dante o Petrarca, anche Leopardi e D’Annunzio, per esempio. E a questi autori gli insegnanti dedicano tantissime ore delle loro lezioni, con esiti talvolta positivi- un avvicinamento da parte degli studenti agli autori studiati - talvolta invece negativi - una sorta di ripulsa per la tanta insistenza sugli autori stessi. Il processo educativo si fonda sempre sulla relazione che il professore è in grado di instaurare con i suoi studenti, ma usando come “tramite†la materia stessa che insegna: relazione che deve fondarsi sulla fiducia e sulla stima reciproci, sulla competenza del docente, relativamente alla materia, ma anche sulla capacità di comunicarla in modo approfondito ma non noioso, suscitando e mantenendo così vivo l’interesse della disciplina. E’ fondamentale però l’autorevolezza - a mio avviso – dote che è esattamente l’opposto dell’autoritarismo, in quanto manifestazione di conoscenze ma anche di capacità umane che se l’insegnante sa incarnare e trasmettere può dirsi ‘autorevole’. Ecco se c’è un insegnante ‘autorevole’ che ama la poesia e la legge in classe,senza dubbio…qualche esito positivo ci potrà esser tra i suoi studenti!

CM:In quale senso si può dire che la poesia “muoia†tra le mura di un’aula scolastica?

GF:Posso portare la mia testimonianza personale: visto che la mia intenzione è far nascere interesse alla poesia, ogni volta che mi trovo a spiegare un testo poetico in classe - insegno letteratura italiana in un Istituto Linguistico Superiore - cerco di trasmettere la mia stessa passione, facendola ascoltare, prima di tutto, il che significa lettura del testo, in modo che emerga la musicalità dei versi; poi indico quali sono i temi ricorrenti, ma lascio un tempo esiguo alla parafrasi (qualora sia necessaria), per non far sembrare che la poesia sia soltanto un ‘modo difficile’ per dire delle cose che si potrebbero dire egualmente in prosa. Ogni volta chiedo anche l’impressione che gli studenti hanno avuto all’ascolto del testo, invitandoli ad essere sinceri ed esprimere le loro perplessità, eventuali, evitando accuratamente di dare voti durante questi dialoghi in classe. Faccio anche notare l’uso delle figure retoriche, la presenza di strutture metriche o ritmiche precise all’interno del testo, anche se ciò può risultare difficile per gli studenti, è importante, infatti penso che la poesia fondi la propria specificità di linguaggio ‘non comune’ sulla lingua, sulla struttura metrica, sulla musicalità complessiva del testo. Devo dire che i risultati che riescono a ottenere sono soddisfacenti, a volte ottimi: certo,non tutti si appassionano alla poesia, ma anche più scettici riescono ad incuriosirsi.

CM:Lei dirige La Mosca, una nota e apprezzata rivista letteraria milanese. Può spiegarci in breve che tipo di rivista è?
GF:La Mosca di Milano è il nome completo della rivista che ho fondato nel 1997, nome che non indica una toponomastica, ma deriva da un coleottero cangiante, la Cantaride, che in Lombardia si chiamava, tra il popolo, ‘Mosca di Milano’ e in Spagna e nei Paesi arabi, invece, ‘Mosca di Spagna’. Per secoli si è ritenuto che la Cantaride, essiccata e triturata, potesse essere unita ai cibi, ottenendo un potere afrodisiaco. E ci dicono che ancora oggi in alcuni Paesi arabi è usata in alcuni dolci con questo scopo. Mi era molto piaciuta l’idea che si potesse chiamare una rivista di poesia con il nome di un piccolo insetto comune, dotato però di poteri …eccezionali. La mia rivista si occupa di poesia,ma non in modo specialistico ed esclusivo, in quanto l’intenzione di ogni numero è far ‘dialogare’ poesia, filosofia, arte, psicologia e narrativa attorno ad alcuni temi monografici (es: il confine; sacro e profano; lo straniero; l’ombra….etc). L’impostazione generale è fortemente antropologica: al centro l’essere umano, colto nella vita quotidiana, per vedere come la poesia, il pensiero e l’arte sanno affrontare nei loro linguaggi i momenti fondamentali dell’esistenza, dando ad essi forma e senso, comunicabili e capaci di emozionare.

CM:C’è un poeta poco conosciuto che, a suo giudizio, potrebbe suscitare un grande interesse tra i lettori più giovani? Perché leggerlo poi?

GF:Alla redazione arrivano in lettura, mediamente, 50 libri al mese, in alcuni momenti anche 80, talvolta si tratta di opere di poco valore, raccolte di poesie di taglio personalistico e intimistico, talvolta sono libri ancora con una vecchia impostazione neoavanguardistica, con un’esclusiva attenzione al significante, sino al puro gioco verbale. Tuttavia ogni volta ci sono almeno 2 o 3 libri nell’arco di un mese che ci colpiscono e si impongono alla lettura, sono quei libri che poi decidiamo di recensire; talvolta contattiamo anche gli autori, perché ci spediscono i loro testi inediti per pubblicarli sulla rivista. Detto questo, è chiaro che non c’è un solo poeta significativo che potrebbe suscitare interesse. Anche se non pubblicati dalla grande editoria (Mondadori, Einaudi, Garzanti), in tutt’Italia oggi ci sono circa una decina di poeti di valore, a mio avviso, nella generazione dei trentenni; e almeno una quindicina (se non di più!) nella generazione dei quarantenni, poeti come Sebastiano Aglieco, Stefano Massari, Luigi Cannillo, Corrado Bagnoli, Maria Luisa Vezzali; Giancarlo Sissa; Mauro Ferrari, Edoardo Zuccato, Anna Maria Farabbi. Poi ci sono singole voci isolate, poeti giovanissimi e di valore; ci sono anche autori che pubblicano i loro primo libro in età avanzata, oltre i 65 anni ed ottengono ottimi risultati. Poeti che stimo in modo particolare per la loro ricerca sono Milo De Angelis, poeta milanese cinquantenne, con alle spalle libri eccezionali, come Biografia sommaria o Tema dell’addio, e altri della stessa generazione, tutti di area milanese, come Umberto Fiori, Roberto Mussapi e Maurizio Cucchi, solo di pochi anni più anziano; ci sono anche Fabio Pusterla, ticinese, e Antonella Anedda, che vive a Roma, che sono due ottimi poeti. Tra i poeti più anziani, penso a Giancarlo Majorino; Giampiero Neri e Franco Loi, che scrive in dialetto: tutti poeti che hanno senz’altro qualche cosa da dire ai giovani e meno giovani.

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2 commenti to “Giovani”

14 03 2008
Carlos Mastino (11:35:54) :

C’è tanta poesia nel mondo che sapere che si vive facendone a meno può solo far stare male. Conosco alcuni dei poeti citati da Fantato. Sono bravi, ottimi poeti.

18 03 2008
intervista di Gabriela Fantato « Sebastiano Aglieco (00:04:44) :

[…] http://lnx.contro-mano.net/?p=335#comments Posted by arpaeolica Filed in In Rete […]

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