Il mondo dell’editoria libraria è caratterizzato da forte concorrenza e scarse possibilità, per un giovane autore, di mettersi in evidenza. Forse, però, non tutti sanno che esiste un altro settore dell’editoria, quello dei giochi di ruolo, troppo spesso additati come “giochi per bambini”. Abbiamo deciso di intervistare Luca Volpino, fondatore della Wild Boar Edizioni, piccola casa editrice di Chiavari, così da capire un po’ meglio in che situazione si trova chi lavora in questo settore e qual’è il mercato dei giochi di ruolo in Italia.
ControMano:Quali sono le prospettive di una casa editrice in Italia che, non solo è piccola, ma pubblica
Luca Volpino: Faccio una premessa: la nostra casa editrice, anche se al momento si occupa *soprattutto*
CM: Il recente Lucca Comics & Games ha dimostrato, ancora una volta, che il mercato dei giochi di ruolo
LV: Sai che questa è una domanda difficile? Il problema principale è che il pubblico”preferenziale” dei giochi di ruolo, i ragazzi dai 9 ai 16-17 anni, sono al momento distratti da quello che io chiamo “fast food entertainment”: Playstation, giochi di carte “trendy” ed altamente consumabili alla Yu-Gi-Ho - che dopo un anno tutti hanno scordato - e licenze varie. Intendiamoci: non intendo dire che queste forme di divertimento siano “il
Male”. Solo che sono troppo enfatizzate non solo dai media ma, per motivi di guadagno facile, dagli stessi negozianti e distributori. Per cui, come si comportano gli italiani? Innanzitutto l’età media del giocatore è “più alta” rispetto agli altri Paesi: 15 - 16 anni contro i 10-12 di Germania, USA ecc.Dall’altra parte, poiché il gioco di ruolo è arrivato da noi solo all’inizio degli anni ‘80, l’età massima dei giocatori è mediamente più bassa - sono pochi i giocatori oltre i 50 anni, che invece in USA formano una nutrita schiera.
CM: Quanto ha influenzato, in termini di pubblicità per il prodotto, l’uscita nelle sale, negli ultimi anni, di famosi film fantasy?
LV: A dir la verità, ben poco. Al di là di “consumabili” su licenza, anche di ottima qualità (come i giochi legati al Signore degli Anelli, tutti di altissimo livello), le uscite del cinema poco hanno a che vedere con il gioco. O meglio: i giocatori fanno parte del pubblico, ma il pubblico non si “riversa” tra i giocatori. Bisogna aggiungere, poi, che al di là dei film fantasy il cinema e la TV danno, normalmente, un’immagine piuttosto triste del giocatore: dai giocatori satanisti di alcuni filmacci di serie B allo stereotipo del giocatore “nerd” della commedia d’accatto americana.
CM:Gli autori di giochi di ruolo non sono molto conosciuti dal grande pubblico ed è possibile che alcuni lettori non sappiano niente del mercato italiano. Vorrebbe farci qualche nome di autore italiano, insieme alla descrizione del gioco prodotto?
LV: Comincio dallo spot!
Il primo che mi viene in mente è “Il Mondo di Eymerich”, scritto dall’ottimo Jari Lanzoni, e da noi pubblicato; il gioco in questione è basato sui romanzi di Valerio Evangelisti, che attualmente è uno degli scrittori italiani più popolari (specie all’estero… Nemo propheta in patria…).Un altro gioco nostrano molto valido è “Sine Requie” di Matteo “Curte” Cortini e Leonardo Moretti, pubblicato da Asterion, un survival horror ambientato in un 1957 “alternativo” in cui, da 13 anni, i morti non vogliono saperne di restare tali. Quest’anno Sine Requie ha vinto il premio come miglior GDR alla fiera di Lucca, superando il blasonatissimo GDR di Star Wars.Ma sinceramente, i giochi di ruolo italiani di livello buono sono parecchi… “One Shot One Kill” di Raffaele Vota, gioco di ruolo sui B-Movies pubblicato da Rose and Poison, “Manga Fantasy” di Pellicioni, Minopoli e Verri, il cui argomento è implicito nel titolo (sempre pubblicato da noi… Crediamo nel GDR italiano…), “Levity” di Roberto Grassi, sistema supersemplificato per principianti… Ci si potrebbe fare un articolo a parte!
CM: Cosa deve fare un ragazzo appassionato, con delle idee interessanti per un possibile nuovo gioco, per “attirare l’attenzione” degli editori? La concorrenza è spietata come nel campo dell’editoria libraria?
LV: Sono abituato a parlare direttamente…La concorrenza non è spietata: i giochi di qualità, in realtà, sono pochissimi. Inoltre, c’è stata una tale “corsa alla scrittura” negli ultimi anni che le idee originali sono ancor meno - tempo fa mi venne proposto un gioco di ruolo dall’ambientazione particolarmente accattivante, l’autore ci aveva messo anni a crearla e scriverla… Ma pochissime settimane prima, nel giro di pochi giorni, erano usciti almeno 3 giochi di ruolo statunitensi con le stesse idee di fondo!Non è facile, anzi, è impossibile dire cosa può attirare l’attenzione di un editore. Vi posso dire cosa la distoglie: un’introduzione del tipo “Ho creato il gioco più bello della storia!” o “Questo è il miglior
gioco mai visto!”.Sicuramente, le doti fondamentali di un autore di giochi sono la modestia e la disponibilità a modificare il proprio gioco secondo le richieste dell’editore. Questo, nei giochi da tavolo, è una prassi comune, ed è indice di “professionalità” - se la stessa mentalità si espandesse tra i creatori di giochi di ruolo, sarebbe un grosso passo avanti. Ad esempio, essere disposti a lasciar perdere il proprio sistema di regole se l’editore ritiene che non sia adatto all’ambientazione…Senza scendere troppo in tecnicismi: in genere, l’autore è, o dovrebbe essere, colui che ha l’entusiasmo e la “visione” per sviluppare un gioco originale; l’editore è, o dovrebbe essere, colui che sa se questo gioco può veramente interessare altri, oppure no.
CM: Per concludere, c’è un gioco in particolare che consiglierebbe ai nostri lettori?
LV: A parte il gioco di ruolo “Il Mondo di Eymerich”? Seriamente: consigliare un gioco, in generale, ed un gioco di ruolo, in particolare, è come consigliare un piatto: bisogna prima conoscere i gusti della persona. Noi abbiamo un catalogo abbastanza differenziato, dal fantasy epico eroico (”Exalted”) al Manga (”Vento dell’Est: Manga Fantasy”), attraversando l’horror moderno (”WitchCraft”) e la particolare fantascienza di Valerio Evangelisti (”Il Mondo di Eymerich”); l’anno prossimo pubblicheremo un gioco di fantascienza classica (e un classico dei giochi di fantascienza), che si chiama “Traveller”, e abbiamo altri progetti; ma la cosa migliore è provare un gioco - magari in un’associazione, o ad una convention - e, se piace, comprarlo!Se posso dare un consiglio, è quello di comprare SEMPRE l’edizione italiana di un gioco, quando esiste: l’editoria nostrana è un po’ “asfissiata” da costi alti e vendite limitate, e a volte una manciata di manuali in più può fare la differenza tra la sopravvivenza di una linea e la sua soppressione.











bellissima intervista!