The Legless: Pleasure Paranoids and Parties

13 07 2010

Legless_copertina_1.jpg “Pleasure Paranoids and Parties” è il debutto dei Legless, giovane formazione bolognese dedita ad un punk rock fresco e veloce, molto aperto verso varie contaminazioni, dall’indie di stampo britannico al nuovo hardcore melodico made in Usa, senza rinunciare a qualche spruzzata di elettronica. Dieci pezzi suonati con perizia, senza virtuosismi, ma con grande attenzione ai dettagli e alla buona produzione. Leggi tutto »

«Andrea Gessa»

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Lo spirito in cantiere

25 04 2010

Baustelle_I_Mistici_dell__Occidente.jpgIl 1° maggio, chi sarà a Roma per il concertone della festa del lavoro avrà modo di vederli all’opera. Ma i Baustelle basterebbe ascoltarli, senza immaginarsi chissà quali sortilegi scenografici. È la raccomandazione che sentiamo di fare, pensando a quanti ascolteranno il loro nuovo disco, “I mistici dell’Occidenteâ€, titolo che, come ha dichiarato Francesco Bianconi, sembrerebbe più appropriato ad un lavoro di Battiato. È invece un titolo azzeccatissimo per quello che si può definire come il capolavoro dei Baustelle, band raffinata, mai (sino ad ora almeno) ripetitiva, intelligentemente ironica e decisamente piacevole. Ispirato al titolo di un’antologia sui mistici occidentali curata da Elemire Zolla, il quarto disco dei Baustelle va contro le tendenze metastatiche del pop made in Italy, dove, per essere veramente alternativi, basterebbe essere un po’ più colti e meno vuoti della desolante media di solisti e band da televoto che affollano le classifiche dei dischi più venduti. Leggi tutto »

«Giuseppe Pulina»

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Kernel:

25 02 2010

servantofgodI Kernel, band nostrana di casa tra Lucca e Milano, propongono quel vecchio thrash senza fronzoli che fa sempre il suo bell’effetto. Il combo non cela venature hardcore vecchio stampo. Il loro lavoro trasuda grinta da tutti i pori. Ottima prova della voce, ruvida e graffiante, ma non per questo sgradevole. Parte strumentale potente e precisa, con sonorità ‘80. “Servant of God” si apre con Child, veloce e massiccia, dalle sfumature metalcore. “Falsi liberi” è il primo dei due brani in italiano. Qui è già chiaro che la loro forza sta nel coniugare violenza e melodia.

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«Andrea Gessa»

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L’arcangelo

16 02 2010

gabriel_cover.jpgÈ un Peter Gabriel forse in vena di bilanci artistici ed esistenziali quello che con “Scratch My Back†si riconsegna ai suoi fans. È il Gabriel che ti aspetti solo in parte, dal quale mai ti saresti atteso un album di cover, una compilation di musiche e parole di altri. Ma anche questa volta Peter Gabriel sorprende tutti. Almeno in parte.

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«Giuseppe Pulina»

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Giorgio

12 02 2010

radioanima.jpgGiorgio Maggiore è un compositore milanese dedito a un ambient prog molto denso e morbido. Il suo ultimo lavoro “Radioanima” ne racconta la maturità artistica, accostando le atmosfere più ariose a riff del vecchio rock americano d’avanguardia. In tutto il disco si sente l’influenza del Julian Cope più rilassato e dei primi Litfiba. Radioanima è un disco d’atmosfera che scorre omogeneo e che offre all’ascoltatore arrangiamemti di pregevole fattura, dolci fraseggi di piano e melodie ispirate. Unica pecca è la voce, da curare ulteriormente.Radioanima non è, e non vuole essere, un lavoro per tutti i palati, a causa della voluta lentezza degli sviluppi e la mancanza di veri e propri sfoghi. Ma sono sicuro che gli ascoltatori più meditativi possano godere appieno delle qualità di questo lavoro.

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«Andrea Gessa»

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Agony

10 11 2009

front_cover.jpgGli Agony Way sono un giovane gruppo torinese, attivo dal 2006 e dedito ad un hardcore melodico (molto melodico e un po’ meno hardcore). La loro proposta è di chiaro stampo statunitense, con entrambi gli occhi puntati sulle sonorità contemporanee. A tratti ricordano, per le linee melodiche e gli arrangimenti i lavori dei Rise Against: “The Quick Brown Fox” non sfigurerebbe affatto in un album degli americani. La qualità tecnica del combo è ineccepibile.

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«Andrea Gessa»

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Frozen

29 10 2009

frozenbrains.jpg I Frozen Brains sono un giovane gruppo lombardo che suona punk rock alla vecchia maniera.
Il loro album, Disillusione, autoprodotto, tratta temi abbastanza classici dell’adolescenza.
Il loro sound è molto influenzato dal punk settantasettino e da quello postadolescenziale italiano, Derozer su tutti. Senza contare che a tratti la voce assomiglia molto a quella dei Persiana Jones.

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«Andrea Gessa»

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Mario

17 10 2009

prodigiosamacchina.jpgProdigiosa Macchina è un album che viene dal pasasto; sebbene riarrangiato e registrato solo nel 2007, la composizione risale al periodo d’oro del Prog italiano. Mario Cottarelli infatti appartiene alla schiera capitanata da PFM e Area, e di cui questo disco segue fedelmente le Orme. Anche le durate sono tipicamente progressive, dai venti minuti dell’opener omonima agli undici de “Il Pensiero dominante” fino agli otto minuti della terza e ultima traccia, la strumentale “I Cori della Via Lattea”.

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«Andrea Gessa»

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MUSE

14 09 2009

muse_the_resistance.jpgMai dire mai. Sono le parole che più spesso sento uscire dalla bocca di mio padre. Quando tutto sembra prendere una determinata piega, ecco che improvvisamente qualcosa cambia, in modo del tutto inaspettato ed imprevedibile.

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«Mario Franchi»

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Devastator

26 07 2009

Copertina.jpgDivertenti e potenti, l’ex quartetto di Lucca (il cantante ha lasciato la band subito dopo le registrazioni) propone un rock’n'roll estremamente incattivito. La formazione, nata come combo thrash metal, si è poi evoluta verso un ibrido abbastanza omogeneo ed interessante. L’etichetta thrash ‘n’ roll non rende giustizia alle atmosfere stoner, (post) hardcore, metalcore e perfino psychobilly che il disco propone.

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«Andrea Gessa»

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Luca

21 05 2009

lucaolivieri_laquartadimens_web.jpgCi sono tanto cuore e tanta dedizione alla semplicità del suono nel nuovo disco di Luca Olivieri, il compositore e polistrumentista milanese che si conosce soprattutto per la sua collaborazione con gli Yo Yo Mundi e per le tante belle musiche che ha dedicato al mondo del teatro. “La quarta dimensioneâ€, disco fresco di stampa, è un po’ la summa della sua più recente vena compositiva. Le dodici tracce del disco sembrano voler proprio dare l’idea di una ricerca di umori, atmosfere e situazioni che solo la musica veramente ispirata sa suggerire.

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«Giuseppe Pulina»

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Ceanne

24 04 2009

Ceanne McKeeQuesto disco ha dovuto girare a lungo nel mio lettore prima che riuscissi a trovargli le giuste situazioni d’ascolto. Fin da subito il lavoro di questa giovane cantautrice genovese mi aveva colpito, vuoi perchè Ceanne McKee (al secolo Chiara Ragnini) ha ideato e composto, suonato strumenti e voce, arrangiato e registrato tutto da sola, con pro e contro del caso, e solo per questo si meriterebbe una statua, o vuoi perchè le sue canzoni suonano da subito sensuali e molto curate.
Però, come dicevo nell’incipit, ho dovuto aspettare di vivere la primavera a casa, in Sardegna, per capire il vero mood di questo disco. Wonderland è un lavoro che vive di sole e mare, di fiori e di vento. Non viene difficile immaginarsi Ceanne in riva al mare a godersi un tramonto con la sua sei corde in braccio a comporre “On My Own”. Le coordinate più prettamente musicali collocano quest’album nell’ambito del pop folk anglosassone, fatto con chitarra e voce, una Joan Baez del XXI secolo. Tuttavia un pop estremamente raffinato, in cui non mancano arrangiamenti che richiamano il jazz e su cui si innestano finemente ritmi latini.

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«Andrea Gessa»

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Bone

19 04 2009

coverbbsmall.jpgMuoversi sulla rete tra gli infiniti megabyte di canzoni e album può essere, a lungo termine, una pratica confusionaria e dispersiva, quasi alienante.
Così, dopo almeno 3 anni di musica su mp3, mi sono ritrovato a osservare il passato, avendo tra le mani un vero compact disc audio (maggiori informazioni su http://it.wikipedia.org/wiki/CD_Audio)! E chi se li ricordava più? Un bel salto nel passato, rafforzato anche dal contenuto del disco in questione. Da una parte i decennali Bone Machine con il loro rock’n'roll sfrontato (’50,’60,’70,’80) e dall’altra i più giovani Blood ‘77, con il loro punk-rock profondamente influenzato -buon nome non mente- dal movimento del ‘77. Entrambi i gruppi provengono dalla provincia di Latina e, nel loro genere, sono sicuramente tra i migliori della penisola.

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«Davide Cusseddu»

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U2

26 03 2009

u2_nuovo_album.jpgAccade spesso che il single che dovrebbe lanciare il disco sia meno bello di tutto il resto. Prevedibile, quasi scontato, come il rifacimento di un ritornello che, per sua natura, è sempre quello e mai cambia. Questa sensazione devono averla avuta i tanti fan degli U2 quando, settimane fa, hanno assaporato il single (“Get on your bootsâ€), per carità niente male, che anticipava l’uscita di “No line on the horizonâ€. Sensazione che sinistramente aveva preso anche il sottoscritto e che, fortunatamente, l’ascolto integrale del disco ha trasformato in vuoto sospetto. Sì, perché l’ultimo di Bono & company è un lavoro di qualità, l’ennesima chicca di una discografia da primato, che continua a far la gioia dei cultori della band irlandese.

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«Giuseppe Pulina»

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Le

30 12 2008

caria.jpgIl 2008 sarà senza dubbio ricordato come l’anno dei ritorni: a iniziare dall’attesissimo “Chinese Democracyâ€, l’album fantasma per eccellenza, una sorta di entità mistica che aleggiava sul mondo del rock e che, in realtà, è un album normale, a tratti banale e noioso. Visti i 15 anni di attesa il vecchio Axl avrebbe fatto meglio a farcene aspettare altri 15, pur di portarci “IL” disco di ritorno. I suoni sono svecchiati, leggermente più pesanti rispetto ai Guns originali, non mancano i pezzi tirati e la voce, nonostante tutto, sembra essere tornata ad alti livelli. Ma già dal singolo si notano la sovrabbondanza di assoli usati a mo’ di prezzemolo (un po’ qui, un po’ li) e una mancanza di fondo di originalità (quel riff iniziale alla Wild Thing nel 2008 ce lo poteva anche risparmiare).

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«Mario Franchi e Andrea Gessa»

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Esdem

07 12 2008

esdem.jpgSono atmosfere dense quelle create dagli Esdem, nuova uscita per la indipendente Black Nutria. Un disco riflessivo, lento e profondo, che colpisce inevitabilmente l’ascoltatore. È difficile trovare paragoni con gruppi ordinari, poichè siamo davanti a un trio autogestito che lavora con tastiere, synth, pianoforti, campioni, ma anche basso e chitarra. I primi che vengono alla mente sono i Radiohead, rispetto ai quali il combo marchigiano mostra comunque più brio e un impatto maggiore.

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«Andrea Gessa»

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Robert

05 08 2008

robertdelirio.jpgRobert Delirio è un veterano della scena hardcore italiana, grazie alla sua militanza negli Atrox, storica hardcore band brianzola. E questo si sente nel suono del suo nuovo mini-CD California Republic. Il sound è una ricerca di bit erratici, come Robert stesso afferma. Sopra un tappeto ritmico elaborato al computer e di matrice techno, il nostro impianta gli elementi classici del punk d’annata: linee melodiche semplici, alta velocità, una certa ironia di fondo, temi sociali e cantato in italiano.

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«Andrea Gessa»

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Addicted

26 06 2008

Addicted.jpgC’è qualcosa negli Addicted che ne rende difficile la classificazione. Si tratta sempre di rock, sia ben chiaro, ma talmente pieno di riferimenti che viene male trovare dei modelli univoci. Sebbene i Foo Fighters possano essere annoverati tra le sue principali fonti di ispirazione, il gruppo anglo-italiano non rischia certo di essere etichettato come derivativo, grazie a un sound piuttosto originale ed eclettico.

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«Andrea Gessa»

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Tazenda

27 05 2008

tazenda.jpgUn disco molto atteso questo concept, si potrebbe dire, “secondo†lavoro (che tutto fuorché secondo è!) della nuova formazione dei Tazenda con Beppe Dettori alla Voce.

Circolava nell’aria da tempo la voce di un nuovo lavoro, figlio anche del successo che “Vida†(2007) ha portato al gruppo sardo.

Un concept, inno alla “Madre Terra†, visto secondo diverse angolature, da pianeta che ci ospita e che si deve rispettare, ad un aspetto decisamente più intimo di riflessione psicologica, e che in tutto e per tutto si inserisce in quel macro-dialogo di “ambientalismo, rispetto del pianeta, fonti rinnovabili, sostenibilità,…†che anima il pianeta oggi più che mai.

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«Mario Franchi»

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Elio

06 04 2008

studentessi.jpgQuesta volta i pazzi si sono superati. A livello musicale, di suoni, di composizione, di demenzialità. Difficile credere che in Italia qualcuno possa tener loro testa.
E a sancire questo basta ascoltare “Plafone”: echi del grande progressive, PFM su tutti, fanno da intro a una dimostrazione delle qualità vocali di Antonella Ruggiero. Gli alieni sono tra di noi. Un brano dal virtuosismo pauroso, secondo solo a “Brava”.
I matti citano Il Re: Ignudi Fra i Nudisti, con la partecipazione di Giorgia, è Suspicious Mind suonata al contrario. Da restare allibiti. Si lanciano nello swing con “Tristezza”, apologia di questo denigrato stato d’animo, che fornisce interessanti divagazioni storiche.

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«Andrea Gessa»

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