06
08
2010
“Non so se la musica ha a che fare con Dio come si sostiene da Plutarco a Schneider (non voglio citare von Balthasar, noioso inconcludente) ma la canzone no. Lui ci pesta a dovere e noi gli cantiamo in faccia†(M. Sgalambro, Teoria della canzone, Milano, Bompiani, 1997, p. 42).
È uno dei tanti aforismi, gustosi, piccanti, icastici, della Teoria della canzone di Manlio Sgalambro, che si possono leggere e intendere come piccoli accordi dissonanti di uno spartito che sa come chiedere al suo esecutore di essere eseguito alla lettera. Citando Plutarco e deridendo von Balthasar, Sgalambro svincola la canzone dalla musica. Condivide la separazione tra musica colta e popolare, ma non per questo crede che la seconda non possa contenere in sé una sua dignità e immagine della realtà . Anzi, Sgalambro è convinto che la canzone sia un riflesso o una cartina di tornasole di questo nostro mondo, così frammentato, così – come direbbero i filosofi un po’ poeti – maledettamente votato al tramonto. Trasognante epilogo di un’era che non sa darsi pace e che non vuole saperne di essere al capolino. Dice il filosofo di Lentini: “La canzone è il toro di Falaride dove entrano urlacci di tormentati ed escono le staffilate di una Fender Stratocasterâ€. Gesto purificatore che non ha pretese di eternità .
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25
06
2010
“I nove decimi di tutte le opinioni vere che sono sostenute dagli uomini lo sono per ragioni sbagliate†(John Stuart Mill, Dizionario delle idee, Roma Editori Riuniti, 2007, p. 115).
Quella di J. Stuart Mill, pezzo da novanta della grande tradizione liberale dell’Occidente sembra una di quelle frasi pensate e messe nero su bianco per il solo gusto di sorprendere chi le ascolta o le legge. Niente di più errato può esserci se si pensa questo a proposito di John Stuart Mill, pensatore verace, dalla cristallina onestà intellettuale, antesignano di tante battaglie difficili (l’emancipazione delle donne, ad esempio) che faranno la storia della civiltà occidentale. Che cosa vorranno allora mai dire queste sue parole? Mill c’invita a riflettere sulla solidità delle nostre certezze e, come era suo solito fare, intende spronarci per dare corpo alle nostre opinioni. Che potrebbero essere sì giuste e rispettabili, ma potrebbero anche, per colpa della nostra superficialità , venire fondate su ragioni deboli. Ragioni deboli come quelle di chi si limita a ricevere da terzi (si tratti pure di persone e fonti autorevolissime) le presunte certezze di cui si fa pubblico banditore. Per Mill, grande estimatore della conoscenza dimostrativa che si fondava sull’esperienza, la verità non è un bene ereditabile. Si ereditano i castelli, i debiti e le generazioni che ci mettono al mondo, ma non certo la verità .
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03
05
2010
«Appena un uomo si mette a cercare la felicità , è condannato a non trovarla: e non c’è nulla di misterioso in questo. La felicità non è come un oggetto in vetrina, che potete scegliere, pagare e portar via; l’oggetto, se l’avete bene osservato al momento di comprarlo, sarà azzurro o rosso a casa vostra come nella vetrina, mentre la felicità è felicità solo quando la tenete in mano: se la cercate nel mondo, fuori di voi stessi, nulla presenterà mai l’aspetto della felicità . Non è quindi possibile fare sulla felicità ragionamenti o previsioni. Bisogna averla ora: quando sembra trovarsi nell’avvenire, pensateci bene, vuol dire che l’avete già . Sperare è essere felici†(Alain, Della felicità , in Cento e un ragionamento, Torino, Einaudi, 1960, p. 59).
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16
03
2010
“L’origine del male è sempre stata un abisso di cui nessuno ha mai potuto scorgere il fondo†(Voltaire, “Bien, tut est bienâ€, voce del Dizionario filosofico, Torino, Einaudi, 1971, p. 63).
Se qualcuno crede che il male sia un’entità metafisica e che abbia veramente qualcosa a che fare con la creazione, secondo Voltaire sarebbe vittima di un errore grossolano. E questo perché il male è molto più sottile e insidioso di quanto si possa immaginare. Leggi tutto »
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02
01
2010
“È come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai” (Muriel Barbery, L’eleganza del riccio).
Non è precisamente un aforisma, ma il bello della scrittura aforistica è che, per ottenerla, non è necessario concepirla di proposito. Ci perdonerà , allora, Muriel Barbery, autrice de “L’eleganza del riccio”, se facciamo violenza al testo del suo romanzo ed estrapoliamo quanto uno dei personaggi dice a proposito della forza della musica. Forza che sta nella potenza dell’evocazione estraniante, perché sarà sì vero che la musica unisce, ma resta il fatto che la musica esige sempre un rapporto esclusivo con il suo fruitore. Un “altrove in questo luogoâ€, “un sempre nel maiâ€, lo dice Muriel Barbery, una che, avendola insegnata per tanti anni, conosce bene la filosofia. E lo diceva anche il vecchio e intramontabile Schopenhauer.
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23
10
2009
“Solo nell’illusione della libertà / la libertà esiste†(Fernando Pessoa, Una sola moltitudine, vol. II, 31)
Se la vita può essere inglobata in un aforisma e se mai un aforisma fosse capace di racchiuderne in poche parole tutta la complessità , questo aforisma potrebbe portare la firma del portoghese Fernando Pessoa. Scrittore impareggiabile, poeta raffinato, superbo sognatore, gran maestro di tutti i maestri del sospetto, Pessoa è colui che, meglio e più di qualsiasi altro, ha sondato la dimensione onirica dell’esistenza.
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03
08
2009
“Dio è morto creandoci, noi siamo un’opera postuma†(Gesualdo Bufalino, Il malpensante. Lunario dell’anno che fu, Milano, Bompiani, 2004, p. 93)
Questo e altri pensieri si possono leggere in una delle più acute raccolte di aforismi pubblicate negli ultimi anni in Italia e non solo. Già dal titolo, Bufalino, scrittore siciliano scomparso nel ’96, ci fa capire che le variabili del pensiero sono tante ed estremamente imprevedibili. Può bastare un cielo annuvolato, l’umore della terra bagnata da una pioggia estiva, un’anonima passeggiata tra le vie di una grande città o una visita al museo, perché l’aforisma, come pensiero cercato, tentato e atteso, si affacci all’improvviso.
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23
07
2009
La natura unisce qualche volta alle nostre azioni effetti e spettacoli con una specie di prefazione cupa e intelligente, come se volesse farci riflettere.
Victor Hugo
Hugo ci aveva visto chiaro. La tendenza attuale, ormai contrastata solo da un ristretto numero di antiallarmisti, di porre l’uomo al servizio dell’economia, quando dovrebbe essere il contrario, è un processo tanto irreversibile quanto pericoloso. La scia della consapevolezza, partita dagli ecologisti di tutto il mondo e ormai ampiamente condivisa, propone di sfruttare meglio le risorse, ossia rilanciare una economia locale, evitando assurdità quali l’esportazione di prodotti unicamente per la lavorazione, magari dalla’ltra parte del mondo, e poi l’importazione ai fini del consumo. La preoccupante realtà ecologica a scala planetaria intima a noi, protagonisti della globalizzazione, che non si può più fare finta di nulla. La lotta allo spreco deve essere vista come una priorità , non come un richiamo ancora lontano che non avrà in ogni caso effetti sulle nostre generazioni. Come dice un vecchio proverbio indiano, infatti, “abbiamo la Terra non in eredità dai genitori, ma in affitto dai figliâ€.
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07
07
2009
“Sogno una lingua le cui parole, come pugni, fracasserebbero le mascelle” (Emile Cioran, Il funesto demiurgo, Milano, Adelphi, 2002, p. 120)
Quante volte abbiamo desiderato una lingua fatta di parole capaci di tagliare e attraversare la realtà , parole da usare come gli strumenti di un bravo incisore, parole capaci di rimanere scolpite nella realtà e di essere più veraci della stessa realtà ? Queste parole, se solo esistessero, una volta pronunciate, si abbatterebbero come una cascata di pugni sul nostro fragile mento. Ecco perché delle parole continuiamo a fare l’uso che siamo soliti farne da sempre.
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22
06
2009
Inauguriamo su contro-mano una nuova rubrica, che i lettori potranno trovare grave e leggera nello stesso tempo. Il titolo della rubrica è “Il mondo in un aforismaâ€. I contributi di redattori e lettori (tutti potranno proporre scelte personali di aforismi, indicando una fonte rintracciabile e accompagnando il testo originale con qualche nota di commento) confluiranno in questo nuovo spazio. Iniziamo con Nietzsche, filosofo il cui pensiero, affascinante e complesso, non si può certo sintetizzare in poche battute, per quanto lo stesso Nietzsche confidasse tanto nella forza chiarificatrice ed esaustiva degli aforismi. L’aforisma che inaugura la nuova rubrica è tratto da “Auroraâ€. È una stilettata al mondo delle donne, da cui Nietzsche fu prepotentemente attratto e ancor più spesso ruvidamente respinto.
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