The Artist – un film muto che restituisce la parola al vero cinema.
20 01 2012
Chi sa respirare l’aria dei miei scritti, dice Nietzsche nell’Ecce Homo, sa che è un’aria delle cime, un’aria forte. Bisogna esser nati per respirare quell’aria, altrimenti si corre il rischio, non piccolo, di raffreddarsi, lassù. Il ghiaccio è vicino, la solitudine immensa, ma che pace illumina le cose! Come si respira liberamente! quanta parte di mondo sentiamo sotto di noi !
Questa idea che le cose belle respirano mentre le altre soffocano è in un libro di Paolo Nori, Le cose non sono le cose, di quelli dove io mi rifugio quando mi manca l’aria.
Oppure vado al cinema, così: cellulare spento, niente Internet, buio pesto, niente di niente; meglio se all’Astoria di Lerici. Al loro sito web ti invitano ad andarci per : vedere un film, perché il cinema piace, perché oggi proiettano proprio il film che aspettavi da un po’, perché incontri altre persone e poi discuti con loro di quello che hai visto, per confrontarsi con quello che qualcuno da dentro lo schermo racconta, per imparare qualcosa di nuovo sul mondo e su di noi, per valorizzare le differenze, condividere affinità , riaccendere memorie, per ridere, piangere, emozionarsi e pensare assieme ad altre persone, e infine perché no? per discutere con loro di quello che hai visto: se questo è ciò che cerchi, il cinema Astoria ti dà il benvenuto. Leggi tutto »
«Sonia Pendola»
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Una track-list di otto pezzi, per un totale di 24 minuti circa di musica e cantato. Il disco di esordio dei Muleta, “La nauseaâ€, in uscita a fine gennaio, non si può, certo, riassumere in queste cifre, anche se i numeri hanno sempre in fin dei conti una loro ragione. Sette degli otto brani (l’eccezione è “Con i vermiâ€) non superano i tre minuti, fedeli anche in questo a quella formula di punk tascabile assegnata alla band dall’etichetta (psicolabel/muletadischi, vale a dire black nutria) che ne cura il lancio e la promozione. Giusto tre minuti, questa pare la soglia scelta dai Muleta (Enrico Teno Cappozzo, voce e chitarra; Giulio Pastorello, batteria; Davide Scapin, chitarra; Marco Zennari, fonico live) per dire e cantare tutto quello che sentono di dover dire e cantare. Un approccio rigorosamente minimalistico, allora, avvertibile anche nei testi, dove i versi non giocano mai su combinazioni di parole scontate.
I Negrita, dopo il clamoroso successo di “Helldoradoâ€, tornano sulle scene - a distanza di due anni - con un album ricco di sorprese. “Dannato vivere†è forse meno diretto del precedente, che invece puntava molto sulla critica alle contraddizioni materiali del nostro tempo: la politica corrotta, l’Italia in rovina, la cultura disprezzata, la mancanza di solidarietà , l’inferno dorato dove tutto luccica e ci porta lontano dalla felicità ; dal punto di vista del sound, trasmetteva un’atmosfera latina, reggae, ska e punkrock, continuando quella sperimentazione nata da “L’uomo sogna di volare”. I Negrita hanno sempre rifiutato le etichette di genere, e in questo album si sono impegnati a strutturare le nuove strade e a ripercorrere quanto fatto nel passato.
La strage che il 13 dicembre scorso ha insanguinato Firenze, quando Gianluca Casseri ha massacrato due ambulanti senegalesi,ne ha feriti altri due prima di mettere fino alla sua follia con un colpo in testa ormai circondato dalla polizia, ha riportato alla ribalta una pericolosa associazione, quella del genere fantasy, di cui l’assassino era appassionato, come reazionario e nazifascista. Le inchieste della polizia e gli approfondimenti si sono poi orientati, giustamente, sulle frequentazioni e le ideologie di Gianluca Casseri, ma molti appassionati e scrittori di fantasy si sono interrogati e confrontati su questa associazione.
Quando partono i titoli di coda qualcuno può rimanere stupito a vedere che Roland Emmerich, autore di americanate fracassone e non di grande valore artistico come Indipendence Day, Godzilla e L’alba del giorno dopo, stavolta si sia voluto misurare con una materia ben più impegnativa e abbia costruito un kolossal raffinato e d’autore come Anonymous, riuscendo a costruire una storia che piace innanzitutto a chi dal cinema cerca cultura e storie stimolanti, e non solo effetti speciali a iosa con trame stereotipate.
“Mentre lo ‘spirito americano’ guarda stancamente al passato, nasce un Sogno europeo, più adatto ad accompagnare l’umanità nella prossima tappa del suo percorso: un sogno che promette di portare l’uomo verso una consapevolezza globale, all’altezza di una società sempre più interconnessa e globalizzata†(Jeremy Rifkin, Il sogno europeo, 2004).
Chi lo avrebbe mai detto che un evento tanto atteso come il concerto di due mostri sacri del rock potesse rivelarsi così deludente e sorprendente allo stesso tempo? Questa è la sensazione che Bob Dylan e Mark Knopfler hanno suscitato nel loro ultimo concerto romano. Concerto che proveremo a raccontare in pillole. Ad aprire le danze è stato l’ex leader dei Dire Streets che, umile e sobrio come al solito, non è sembrato affatto scalfito dall’incalzare del tempo. È sempre lui, e gli bastano poche note per far riconoscere quel sound che lo ha reso famoso.
Non siamo precipitosi e, soprattutto, non illudiamoci e non lasciamoci ingannare! Le dimissioni di Berlusconi non significano affatto, come da più parti invece si sente dire, che con l’uomo di Arcore sia finito anche il berlusconismo. Prima di conclamare la fine ufficiale del berlusconismo, compito che forse potranno assolvere tra diversi anni i libri di storia, bisognerà redigere il certificato di morte politica dell’ex premier. Perché ciò accada, passerà ancora del tempo. 
Dopo aver trionfato al festival a tematica GLBT Da Sodoma ad Hollywood di Torino e al Festival di cinema lesbico Some prefer cake di Bologna è arrivato nelle nostre sale Tomboy, opera forse autobiografica della giovane regista francese Céline Sciamma, che offre un ritratto di infanzia non certo morbosa ma nemmeno dentro certi schemi.
Ci vuole tempo per capire un album dei Mastodon. Devi ascoltarlo più volte, lasciarlo sedimentare, riascoltarlo, disquisirne con gli amici al bar e trovare le giuste chiavi di lettura. E poi arrenderti ancora una volta al fatto che i Mastodon son dei cazzo di geni.
Per molti l’espressione cartoni animati giapponesi continua ad essere sinonimo di violenza e dozzinalità . Per fortuna molti altri, anche non strettamente appertententi alla cultura degli otaku, i patiti di manga ed anime del Paese del Sol levante, sono a conoscenza del grado di qualità raggiunto dalle nuvole parlanti e dai disegni animati giapponesi, che continuano a prediligere la creatività tradizionale contro l’animazione computerizzata ormai prevalente nel cinema animato a stelle e stisce. 
Un mondo ormai lontano, in cui alle bambine venivano barbaramente fasciati i piedi in modo che non crescessero e fossero per tutta la vita delle mezze invalide, e un mondo di oggi, in cui anche all’altra metà del cielo viene data la possibilità di fare carriera, ma dove le regole sono spietate: Il ventaglio segreto, dal romanzo di Lisa See, racconta della Cina di oggi e di ieri e delle sue donne, come metafora di un cambiamento, che ha portato un Paese con un’organizzazione medievale a diventare prima Stato totalitario ed oggi una potenza capitalista, economica ma anche culturale, capace di influenzare mode e arti.
L’evento di carattere artistico, è legato alla lettura del territorio lodigiano e delle sue memorie, nel concetto di “geografia come teatro” e si propone come una sorta di laboratorio nel quale raccogliere materia prima per una “trasmutazione poetica”.
Giugno 1981: a chilometri di distanza il piccolo Alfredo Rampi, cinque anni, casca in un pozzo a Vermicino dal quale non riuscirà ad uscire vivo dopo aver tenuto con il fiato sospeso tutta l’Italia nella prima diretta televisiva di cronaca, mentre Roberto Peci, fratello del pentito BR Patrizio, viene rapito da un commando terroristico che poi lo ucciderà per punire il fratello.
“[…]il pugile sconfitto perde qualcosa di più che il suo orgoglio e l’incontro; perde una parte del suo futuro e torna a un passo dal quartiere malfamato da cui proviene†Floyd Patterson











